Pizzeria emergente con la pizzaiola Roberta Esposito a “La Contrada” ad Aversa

Il sabato sera decidere di andare ad Aversa significa decidere di dedicare parecchio tempo al traffico ed alla ricerca del posto auto, ma se si sa già dove si è diretti, il problema diventa gestibile.

La soluzione ci è stata offerta alla Contrada, una realtà ancora poco conosciuta se vogliamo confrontare la decisamente più abbondante affluenza presso le altre affermate soluzioni aversane.

Il locale ha un aspetto decisamente diverso rispetto allo standard attuale delle pizzerie diffuse sul territorio per il suo gusto classico e ricco di tradizione, dalla pietra a vista all’uso del legno ed il bel cortile sul retro, ampio ed attrezzato per gli ospiti; il tutto in netta contrapposizione con l’offerta delle pizze, sicuramente più moderna. Le pizze gourmet sono diverse, presentate sul menù come “un percorso tutto da esplorare”. Abbiamo assaggiato la Alla Zucca e La Fichi. Tra le due pizze -buone- la Fichi era sicuramente la più interessante, il contrasto tra la dolcezza dei fichi ed il gusto persistente del Gorgonzola (connubio non originale ma sempre gradito) ha dato il segnale del carattere della pizzaiola Roberta Esposito.

L’impasto mi è apparso un po’ più “asciutto” per i miei gusti, ma ci tengo a precisare che è una questione di gusto personale.

Per quanto riguarda l’offerta dei vini, la carta non era ancora pronta, ma il sommelier ha consigliato il migliore abbinamento, tuttavia le birre non erano, a mio avviso, sufficienti ad equilibrare l’offerta delle pizze e dei vini. Osservando l’uso di alcune materie prime sembra che la Contrada collabori con il gruppo GMA di Pompei, ed in tal caso si può meglio comprendere l’umidità della pizza -probabilmente dovuta ad una farina diversa come la Petra, appunto proposta dal gruppo- ma non appare chiaro, se davvero così fosse, il motivo delle poche birre.

Il giudizio è sicuramente buono e sicuramente sarà meta di tante altre visite per gustarne i prodotti e valutare il percorso della Chef.

 

 

M.

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